Tik Tok chi insulta? Lo shaming attraversa la rete delle nostre camerette

Siamo da poco stati in vacanza e un pomeriggio, a passeggio, abbiamo notato un ragazzino che si dimenava davanti al telefono, impegnandosi in una sorta di balletto. Lì per lì ci ha fatto sorridere, era abbastanza ridicolo. Poi ho scoperto che quel ragazzino probabilmente stava registrando un Tik Tok. Chi lo conosce?

Io lo ammetto, non lo conoscevo, sono fuori dal mondo, ma questa App sta spopolando tra i ragazzini. Si registrano brevi video, piccoli sketch e si postano con sottofondo musicale, esprimendo la propria creatività con un montaggio particolare.

Se siete nati prima del 2000 probabilmente non sapete che sia Tik Tok e tantomeno non ne avrete mai sentito parlare, come è stato per me.Tutti i ragazzini, e dico tutti, invece la conoscono e la maggior parte la usa.

È infatti la terza App più scaricata al mondo nel 2018. Ho voluto saperne di più e mi sono registrata con falsa data di nascita. Mi si è aperto un mondo.

Una serie di video, ballettini registrati in cameretta, bagno o ai giardini. Zero contenuti, perché non ci sono testi, e scenette di basso livello.

Questo è quello che ho avuto la fortuna di osservare.

I personaggi di questa serie infinita di minivideo sono tutti ragazzini, alcuni molto famosi perché vantano migliaia di followers.

Ragazzine magre, con capelli lunghi e lisci, pantaloncini inguinali o leggings, top a fascia che copre appena il seno, adolescenti griffati e con il fare da duri. Scenette tutte uguali e davvero imbarazzanti.

E migliaia di messaggi in risposta ai video.

Incuriosita mi sono messa a leggerne un po’, giusto per capire se, almeno lì ci fosse qualche contenuto. E invece ho trovato un mare di bullismo e shaming.  Quello che mi ha più colpito era un video di una ragazzina che avrà avuto 16/17 anni. Aveva più di 2000 messaggi di risposta, circa 80-90% erano messaggi di insulto. Cyberbullismo e insulti di ogni tipo. Le dicevano che era brutta, che struccata faceva cagare, se la tirava, i capelli erano da strega ed era meglio che si nascondesse la faccia sotto la maglietta. Un’altra aveva non so quanti messaggi in cui veniva insultata per i suoi capelli. Una terza per la gonna o per le scarpe che indossava.

Insulti gratuiti, senza filtro, nascosti dietro a dei leoni da tastiera che scrivono dalla loro cameretta, in mezzo ai peluches. Individui che spesso fanno fatica a scrivere senza errori, insulti fatti da ragazzini a ragazzini.

Ho provato una forte pena e una forte preoccupazione, da mamma. Quanto 2000 messaggi di insulti possono graffiare la personalità debole di un diciassettenne? Quanto possono intaccarla? O possono anche distruggerla?

Ho visto adolescenti qualsiasi essere osannati come idoli e seguiti da 400.000 persone..per cosa non ho capito..un ciuffo, un sorriso, un capello lungo o una pancia piatta, anoressica. Senza aver scritto una frase o intrapreso un discorso. Lo stesso ragazzino come può essere osannato così velocemente può essere triturato, trangugiato e digerito dallo stesso numero di followers.

E sappiamo tutti che è già successo, sta succedendo. E non sto parlando solo di Tik Tok, ma di una tendenza generale dei social a cui partecipano i ragazzini.

Cosa possiamo fare noi genitori, nonni, zii? Non ho la risposta purtroppo. Vorrei tanto averla.

Posso solo dire di tenere gli occhi aperti, di informarsi sui nuovi social, qualsiasi essi siano, di parlare con i vostri figli. Non vietiamo ma vigiliamo.

Dialoghiamo con loro. So quanto sia difficile, ma proviamo a creare con loro una coscieza migliore, fatta di valori reali. Fatta di rispetto della persona e di valore delle parole. Anche se sono parole dette sui social. Perché sembra che un insulto detto sul web abbia meno valore?

Ogni parola ha un peso e, per quanto sia idiota, è giusto insegnare che ogni frase detta o scritta rimane, rimane nel web e nella vita della persona a cui ci si rivolge.

Non possiamo salvare i nostri figli, ma aiutarli a diventare delle persone forti, capaci di essere indifferenti verso un insulto e ricchi di valori su cui appoggiarsi per vivere una vita sana.

Articolo a cura di Angela Lavarda

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