La figura della DONNA ai poli opposti del Muro di Berlino

Oggi, a trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, voglio raccontarvi la storia della donna, quella costretta a vivere in due mondi completamente differenti, nonostante fosse solo un muro a dividerla.


Era il 1961 quando il governo della Germania dell’est, decise di ergere questo muro, per impedire la libera circolazione delle persone tra il territorio della Germania Est e Berlino Ovest. Il muro che circondava Berlino Ovest, divideva la città di Berlino in due parti, dove lo stile di vita era ben differente tra una frontiera e l’altra, e dove le possibilità di accesso erano negate.

Nella Germania divisa di quei tempi, l’uguaglianza non era affatto una garanzia in nessuno dei due poli. Nella Germania dell’est formalmente, le donne erano aiutate a conciliare il lavoro con la vita privata, il 90% del sistema dell’assistenza all’infanzia era gestito dal governo, questo permetteva anche al gentil sesso di occupare posti di lavoro che fino ad allora erano stati destinati solo all’uomo, come i lavori edili, e quelli legati alla tecnologia o all’ingegneria.
La base della filosofia socialista su cui era fondata la DDR, postulava almeno sulla carta, un’uguaglianza dei generi, e diversi intellettuali marxisti attaccarono la società capitalistica in quanto funzionale allo sfruttamento delle donne. Le istanze femministe provenienti dall’altra parte del Muro, vennero sempre rifiutate, perché nell’est si riteneva che il femminismo occidentale fosse solo un’invenzione ideologica per far sottrarre le donne ai loro doveri verso la famiglia, e avesse dunque in odio il genere maschile.
Infatti anche se nel contesto lavorativo l’uguaglianza tra uomo e donna veniva perseguita e incentivata dalla Germania orientale, nell’ambito famigliare, rimanevano saldi i classici stereotipi di genere. La cura della casa e della prole erano solo compito della donna e non era previsto l’aiuto da parte dell’uomo all’interno della casa, lasciando così sulle spalle della donna tutti i lavori domestici.
Anche nella politica di quegli anni, la figura femminile all’interno del governo era un’utopia, perché ad occuparsi delle regole che davano fondamento alla società, erano sempre e solo gli uomini.
Per quanto riguarda la Germania dell’ovest, la situazione rispecchiava quella di tutto l’occidente, nel dopoguerra i diritti delle donne, erano ben lontani dal potersi definire uguali. Le donne dopo il matrimonio erano costrette ad assumere il cognome del marito, subivano l’obbligo giuridico di prendersi cura della casa, e non avevano la possibilità di divorziare se non con il consenso del coniuge. Tuttavia negli anni settanta, i movimenti femministi riuscirono a far conquistare alle donne qualche diritto in più, anche in Germania.

E qualche miglioramento ci fu, nonostante l’equità salariale rimase un miraggio e lo stesso lavoro praticato da un uomo, venisse pagato alla donna un terzo del salario che le spettava.
Benché si trovassero divise solo da un muro, le donne dell’est e quelle dell’ovest, hanno quindi vissuto esperienze di vita differenti.
L’unificazione delle due Germania non ha cancellato il problema, ma l’ha solo relativamente risolto, mentre l’annosa questione della parità di genere si aggrega oggi al dibattito interstazionale sui diritti delle lavoratrici straniere sul suolo tedesco e sulle molestie sessuali sul lavoro e all’interno della società civile.

XOXO

ELISA C.

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