deLorenzo: “Imbracciare la chitarra non mi fa pensare”

“… mi nutro dei generi più disparati…” (deLorenzo)

Ciao e benvenuto tra le pagine di Life Factory Magazine. Raccontaci un po’ di te… Chi è deLorenzo?
“deLorenzo è un uomo dal percorso ondivago sia personale che musicale; con poche certezze e tanti dubbi, cerca di sfangare il quotidiano con un’adeguata dose di ironia ed autoironia.”

Quando e come nasce la tua passione per la musica?
“… da bambino, a 7 anni, con le raccolte blu e rossa dei beatles, portate in casa dalla sorella maggiore (Dio la benedica; i Beatles non esistevano più da una vita). mi sono detto “wow, voglio farlo anch’io uguale uguale”. non è esattamente andata così… “(sorride)

Nel comunicato si legge “imprenditore per sopravvivenza, cantautore per vocazione”. Raccontaci:
“Ho una laurea in economia (errore di gioventù) e porto avanti – con fatica in questi anni duri per l’Italia – una piccola azienda metalmeccanica nella brianza velenosa (così cantava Battisti).
è inevitabile per me, più il gioco si fa duro nel quotidiano, più mi attacco alla musica. Mi porta via. David Sylvian mi porta nell’iperspazio e imbracciare la chitarra non mi fa pensare, è meglio della meditazione trascendentale dei Beatles col Maharishi.”

Quanti e quali sacrifici per amore della musica?
“Mi è spiaciuto di non aver tenuto un diario delle migliaia di ore di prove e delle centinaia di serate live. Ho dedicato una buona metà della mia esistenza alla musica, ma non è stato un sacrificio, è la mia passione e la mia ossessione e (come dicevo sopra) il mezzo più efficace per evadere.”

Come nasce l’idea di “Come Gregori Samsa”?
“… è l’unico brano del disco scritto a quattro mani con Kama (cantautore eccezionale e mio concittadino di Seregno). Ha scritto le parole su una mia musica dal vago sapore ’70. Kama ha usato la metafora del Gregor Kafkiano, che si sveglia imprigionato nel corpo di un insetto, per invitare a liberarci dalla situazioni che ci bloccano e ci fanno vivere vite che non sono più le nostre (la donna o l’uomo sbagliato, il lavoro che ci logora o non ci appassiona).È un pezzo con un pizzicato di chitarra dal ritmo frenetico, che mi ha fatto pensare ai Supertramp. Non potevo non omaggiarli con uso importante del piano elettrico Wurlitzer, marchio di fabbrica di tante loro hit come Logical Song, Dreamer, Goodbye stranger”. Una band bistrattata dalla critica, ma che ha fatto con “Breakfats in America” uno dei più bei dischi pop di sempre.”

Quali sono i tuoi miti in questo campo?
“… sono banale. Beatles, Battisti e David Sylvian su tutti.Con loro ho un approccio all’ascolto ossessivo. Ma anche Police, de Gregori, Dalla. Da poco ho scoperto Enzo Carella. Altra ossessione, i suoi brani con Pasquale Panella sono una droga. Eccezionale, non ha avuto la fortuna ed il successo che meritava. Sono onnivoro: mi nutro dei generi più disparati, dal rock, al funky, all’hard rock, passando per i cantautori nostrani.”

Che sound possiamo trovarci in “deLorenzo”?
“Un sound prettamente acustico. È un disco fondato sull’idea di sottrazione. Rifuggo l’iperarrangiamento ma tengo all’eufonia. I brani non sono affollati di suoni, ma sono stati registrati e mixati con cura ed amore da Riccardo Parravicini (Fabi, Gazzè, Venuti, Marlene Kuntz). In due brani “la logica del fare” e “l’amante” ho scialato ed usato un vero quartetto d’archi. Ma i mix sono crudi e spero di essermi tenuto lontano da qualsivoglia accenno di patinatura. Non mi piacciono le canzoni smarmellate e patinate.”

Quali sono i tuoi progetti futuri?
“Suonare dal vivo questi brani in giro per l’Italia. Ho una band davvero eccezionale (che ha registrato ed arrangiato con me i brani del disco),lo dico più per loro che per me: è una banda che merita. Abbiamo un approccio live un po’ insolito. spero ci diano spazio.”

Prima di salutarci e ringraziati per la tua intervista su Life Factory Magazine  vuoi aggiungere qualcosa?
“Solo ringraziarvi per lo spazio che mi avete dato. Grazie, davvero.”

Life Factory Magazine ❣️

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