Le streghe di Triora tra mito e tragedia

“Era la località…orrida e deserta, detta Cabotina. In tale luogo si sarebbero svolti i convegni notturni delle streghe, le quali avrebbero giuocato a palla con bambini in fasce, palleggiandoseli da un albero all’altro fra quei radi albero di noce”

 

Oggi Triora, un piccolo paese arroccato sull’Appennino Ligure, è un’attrazione per turisti, che vi si recano per visitare il museo regionale etnografico e della stregoneria. Affascinati da questo borgo cupo e sinistro, carico della memoria di un agghiacciante passato.

 

Tra il 1587 e il 1589, infatti, a Triora si svolse un processo, in cui alcune donne vennero accusate di praticare la stregoneria. Incarcerate e torturate, senza un reale motivo, se non con l’accusa fittizia di aver praticato la magia nera per provocare pestilenze e carestie.

Carestie in realtà dovute alle speculazioni economiche dei locali proprietari terrieri.

Il popolo però ha sempre bisogno di un colpevole e in quei tempi era molto facile prendersela con le donne. Specialmente se sole, povere o magari dedite alla prostituzione. Bastava un gruppo di donne che sostava fuori casa o in campagna per destare sospetti. Ed erano sufficienti due “testimoni attendibili” per formulare una condanna, una tecnica molto apprezzata dai mariti che volevano disfarsi della moglie.

La Chiesa a quell’epoca contribuì ad accentuare la psicosi collettiva sulle streghe. Papa Giovanni XXII, nel 1326, proclamò, con la bolla “Super illius specula”, le streghe eretiche e quindi processabili e punibili con la morte sul rogo.

A seguito dell’arresto delle trenta donne, a Triora e dintorni si scatenò un vero e proprio delirio collettivo, con conseguente caccia alle streghe. Due delle malcapitate morirono all’inizio del processo, tre furono condannate al rogo, ma poi salvate dall’intervento del Doge di Genova che mise fine a quest’increscioso episodio.

L’antico borgo Ligure tuttavia oggi rivive grazie a questo triste capitolo di storia, nei sotterranei del museo del paese già adibito a carcere, sono state ricreate le celle dello storico processo. Ed esposti i documenti dell’epoca dell’inquisizione. Bambole, icone e sculture sono disseminate per le stanze dove vengono anche riprodotte scene degli interrogatori.  Come a voler esorcizzare un passato di terrore.

L’aria che si respira a Triora è mistica e soprannaturale. E la notte di Halloween si festeggia con fuochi e rituali, in un turbinio esoterico-consumistico che molto probabilmente spaventerebbe a morte le poverine inquisite nel 1587.

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