Il coraggio di alzarsi è riscrivere la propria vita

Inizia il lungo racconto di Silvia…

Sono Silvia, 29 anni, laureata in lettere e successivamente ho proseguito con la specialistica in giornalismo e cultura editoriale.
Sono una ragazza semplice, molto sensibile ed emotiva che ama viaggiare, creare, lasciarsi ispirare dalla musica, dalla quotidianità e dai colori. Mi piace scrivere e trasformare le emozioni in parole.
Avere una vita piena, laurearmi, trasferirmi, aprirmi all’amore sono state alcune delle grandi sfide affrontate e vinte nonostante la mia paralisi cerebrale infantile perinatale e la maculopatia.

La paralisi cerebrale infantile perinatale è una lesione del sistema nervoso centrale che ha alterato, nel mio caso, le funzioni motorie (tetraplegia) e del linguaggio a causa di una mancanza di apporto di ossigeno appena nata. Fino a nove mesi crescevo benissimo fino a quando mia mamma non si accorse che non riuscivo a stare seduta se non appoggiata con una mano, da lì sono iniziati lunghi controlli, ricoveri, fisioterapia, logopedia ecc….
La maculopatia è invece una malattia degenerativa agli occhi che mi hanno diagnosticato da circa quattro, cinque anni. Al momento mi rimane solo l’1% di vista, ma è stabile ed è un grande traguardo.

Per tantissimo tempo mi sono sentita diversa e ad alimentare questa idea non era solo la società ma anche alcune persone a me vicine. Purtroppo c’era e c’è ancora la convinzione che essere una persona con disabilità significhi non avere una propria identità, dei propri sogni e delle proprie passioni. È come se la disabilità venisse prima di te e di quello che sei. È un vestito cucito addosso e la prima cosa che si nota è il suo essere difettoso.
Per molti, per esempio, sarebbe stato meglio se fossi rimasta chiusa in casa perché ero motivo di vergogna o comunque non ero all’altezza per determinate cose come per esempio proseguire gli studi, ma la mia voglia di fare e dimostrare al mondo chi ero e che cosa sapevo fare ha avuto sempre il sopravvento.

Durante la mia vita ho attraversato molti periodi bui specialmente nella fase adolescenziale, mi sentivo diversa, con poche prospettive per il futuro e con la convinzione di non essere degna di poter provare certi sentimenti come l’amore. Da quando però ho iniziato a capire che non dovevo identificarmi solo attraverso la mia disabilità, sono rinata per una seconda volta. Il processo di autoaccettazione è lungo e tortuoso ma è fondamentale per arrivare a capire quanto noi non siamo solo quello che vogliamo vedere, non siamo solo i nostri difetti, ma siamo molto di più. La vita è troppo bella e preziosa per sprecare il tempo a piangersi addosso, compatirsi o ascoltare chi ti giudica e crede che non vali niente.

Ad oggi mi sento una ragazza fortunata, non mi manca nulla, ho delle persone che mi stimano, un compagno meraviglioso e tanti sogni da voler realizzare. Sono grata per tutto questo, anche al mio passato che, nonostante sia stato alquanto burrascoso, mi ha reso la persona che sono con tanta voglia di migliorarsi e apprezzare ogni singolo istante.

Al momento seguo le mie passioni, creo contenuti per il web, racconto il mondo attraverso i miei occhi e cerco di abbattere qualche pregiudizio legato al mondo della disabilità attraverso i miei canali social (@sissiland_).

Cosa direi a chi sta affrontando un dramma?
Di non arrendersi, di lottare a denti stretti perché la vita è un dono meraviglioso che va apprezzato ogni singolo giorno. Di credere nelle proprie capacità ma anche di non vergognarsi a chiedere aiuto se necessario; di essere coraggiosi e di non avere paura delle proprie fragilità.
Di ricordarsi che non esiste solo il nero ma un’infinità di altri colori.

Alcune domande sottoposte alla nostra Silvia




Se volete parlare con Silvia e farle delle domande potrete farlo lunedì 28 ottobre 2019 alle ore 18 nel mio profilo instagram @vale.2884 dove ci sarà un post dedicato e la nostra Silvia vi risponderà.

Un bacione a tutte e vi aspettiamo lunedì 28 ottobre io e Silvia

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