-UN’ESCLUSIVA LFM- LA RIVOLUZIONE DEGLI ANTI-EROI

Oggi il Libano, la zona più montuosa di tutta la regione siriaco-palestinese, è di nuovo teatro di scontri.La gente è scesa per le strade contro la corruzione della classe politica e aumentano, ogni giorno di più, gli scontri tra manifestanti e polizia.

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Quel Libano che è come una rosa rinsecchita tra le pagine di un libro, in quella memoria scolastica che accomuna molti di noi.

Tra i ricordi è quella macchia colorata nella cartina geografica del mondo antico. Affacciata su quel Mediterraneo che l’Impero Romano seppe rendere piccolo piccolo, quasi un lago, e che oggi appare come un labirinto inestricabile d’interessi diversi.

Il Libano è quella terra fenicia che si tinge di porpora e induce il periplo di una coraggiosa Didone, prima che diventi un tragico destino d’amore.

La terra dagli alti cedri, che fino alla prima metà degli anni settanta era paragonabile a una Svizzera dorata. Luogo di pace, benessere diffuso, convivenza politica e religiosa, ma anche di dolce vita, di divertimento e di eccessi prima di essere sconvolto dalla guerra civile.

Ma sopratutto questa regione è l’alveo del fiume Giordano, la principale risorsa idrica che si estende dall’Anatolia del Sud fino all’Africa nordorientale, origine di conflitti tra gli Stati che lo condividono: Siria, Libano, Israele e Giordania, oltre al futuro Stato palestinese.

Quest’acqua mediorientale vale più dell’oro perché è in grado di sviluppare, là dove viene sfruttata,  industrie, agricoltura e maggiore benessere per i cittadini. Il controllo dell’acqua è dunque un’arma potente, che influisce sugli equilibri e le negoziazioni  per la pace di quell’area del mondo, colonizzata in maniera pionieristica, fin dai primi del Novecento, per costruire  una società ideale, moderna e ordinata, basata sul principio della cooperazione e dell’intensità produttiva.

Oggi il Libano, la zona più montuosa di tutta la regione siriaco-palestinese, è di nuovo teatro di scontri.

La gente è scesa per le strade contro la corruzione della classe politica e aumentano, ogni giorno di più, gli scontri tra manifestanti e polizia.

In un paese devastato in contemporanea  da una serie d’incendi «senza precedenti» come riporta la stampa internazionale, il popolo protesta contro le nuove tasse proposte, che piombano in un contesto di grave crisi economica. È la mobilitazione più importante dal 2015.

Ripresa dai social, che sono diventati il veicolo principale delle rivoluzioni millenium, rimbalzano, da oggi, le immagini ispirate al personaggio del Jocker di Todd Philipps e del film che sta sbancando i botteghini. Immagini che sembrano aver permeato il movimento di protesta.

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Il trucco clownesco si ispira ai colori rosso, verde e bianco della bandiera libanese, dove la forma degli occhi ricorda quella dei famosi cedri, simbolo del paese. Un’immagine che troneggia, come nel finale cinematografico, in cui il volto del personaggio interpretato da Joaquin Phoenix è ripreso da una folla che protesta contro l’opulenza, l’élite e il sistema che schiaccia gli abitanti di Gotham.

La scritta sovrapposta in lingua araba, sul disegno-simbolo, recita : « È il tempo della resa dei conti » e la gioventù libanese non fa né sconti né saldi.

Lo dimostra anche il video, subito diventato virale, della donna che prende a calci una guardia ministeriale armata, durante la manifestazione anti corruzione, che ha visto la polizia impegnata a disperdere la folla con i gas lacrimogeni nel centro di Beirut, di fronte al quartier generale del governo, con dozzine di arresti. Il coraggio di una donna che è diventata subito un’icona, un personaggio simbolo grazie all’artista Rami Kanso, come quel Joker nato dalla penna e dalla fantasia di Bob Kane e Bill Finger nel 1940, appena un anno dopo il supereroe suo antagonista con le ali da pipistrello.

Perché è catartico il potersi identificare nella lotta nietzschiana  « dell’eroe con il destino, la vittoria  dell’ordinamento morale del mondo ». I tanti Jocker libanesi escono oggi allo scoperto, abbandonano il mondo virtuale degli smartphone, dove la società cambia con un clic, grazie ad un hashtag  o in virtù dei like.

E da alcune ore anche la protesta in Cile ha preso forma nella maschera di Joker.

Come ben descrive Jung ne “Gli archetipi e l’inconscio collettivo”: « dietro la maschera c’è lo specchio da cui il vero volto traspare. È questa la prima prova di coraggio da affrontare sulla vita interiore, una prova che basta a far desistere, spaventata, la maggior parte degli uomini. L’incontro con se stessi è infatti una delle esperienze più sgradevoli, alle quali si fugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo che ci circonda ».

 

Articolo di Gabriella Incisa di Camerana



Categorie:Donna, La FORZA, NEWS, Per dire BASTA

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