La MINIGONNA: immagine degradante o liberale?

La storia della minigonna nasce in uno scantinato di King’s Road a Londra, la sua inventrice non sa, che cambierà la storia, e che la sua creazione finirà nelle più grandi rivoluzioni d’Europa dell’epoca d’oro oltre che sulla bocca di tutti.
Già alla fine degli anni ‘50 fecero la loro comparsa i primi modelli di abiti con orli sempre più corti. Ma la vera entrata in scena della minigonna, è da attribuire al 1963, quando la stilista Mary Quant propose queste gonne più corte della norma (inizialmente solo cinque centimetri sopra al ginocchio, fino ad arrivare anche a venti negli anni successivi), nella moda della popolazione britannica. Il successo fu immediato e mentre gli orli avanzavano verso l’alto e la vita più in basso, le donne cominciavano a mostrarsi sicure nell’indossarle, nonostante non tutti la vedessero di buon occhio. La Quant rese popolare le gonne mini, in onore dell’automobile che lei adorava, entrando in sintonia con la moda di quegli anni.

Abbinava con cura le stoffe, sfruttando ciò che in quegli anni andava più in voga, come brillantini, cinture calate sui fianchi, collant colorati e skinny. La prima collezione in pvc fu la sua, e creò subito il clamore desiderato. La paternità non è però condivisa da tutti, in Francia per esempio, il designer Andrè Curregès, viene spesso citato come inventore della minigonna.
«Le vere creatrici della mini sono le ragazze, le stesse che si vedono per strada», con questa frase Mary Quant, spazza via la diatriba sulla nascita della minigonna nata con il designer Courregès che nel 1964 si auto-attribuisce inventore del famoso capo d’abbigliamento. Come ho accennato prima, la minigonna non fu ben vista subito da tutti, furono proprio le istituzioni e la Chiesa a creare pubblicità negativa all’invenzione, poiché la ritenevano degradante per l’immagine femminile. Nonostante l’opposizione però, la gonna è sopravvissuta fino a i giorni nostri, compiendo nel 2015 i suoi primi 50 anni, diventando emblema di femminilità e libertà.

Le donne di allora, come quelle di oggi, devono molto a Mary Quant, per essere riuscita a liberarle dal cliché delle donne di casa e moglie remissive, e a trovare la giusta sicurezza verso se stesse in ogni aspetto della vita sociale e professionale, trovando finalmente un ruolo all’interno di una società prettamente maschilista. Se ci riflettete è strano come un semplice pezzo di stoffa, portato basso in vita e più corto sulle gambe, sia riuscito a rendere le donne meno schiave nella società di ieri e di oggi, portandoci a compiere un passo avanti dell’uguaglianza tra uomo e donna.
***copyright immagine Pintarest***

XOXO
ELISA C.

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