– Un’esclusiva LFM – UNITED COLORS OF TUNISIA: la rivoluzione a colori.

La Tunisia ha avuto, a partire da lunedì 14 ottobre, il giorno successivo alle elezioni
presidenziali, un inaspettato risveglio tutto a colori con lo slogan: « Presa di Coscienza » e
migliaia di immagini ricondivise sui social con l’hashtag #TUN.
Il plebiscito che ha consacrato il nuovo Capo dello Stato ha coinciso, infatti, con un movimento giovanile, di origine ancora ignota, che grazie al rimbalzo mediatico di internet, si è espresso in tutte le regioni, anche quelle più lontane, disagiate e depresse.
L’appello del popolo del web: « comincia col pulire davanti a casa tua » ha visto una massiccia adesione di grandi e piccini, in tutte le fasce della popolazione.TUN3

Un’inaspettata consapevolezza che va di pari passo con un singolare voto anti-sistema per un candidato senza partito, scelto per la sua integrità morale e professionale. La lotta alla corruzione si è trasformata in una necessità fisica, impellente, di pulire le strade suscitando però anche qualche perplessità e diverse condanne a seguito di alcuni abusi artistici. Una deriva incontrollata da parte di alcuni giovani che hanno ignorato i principi base della salvaguardia del patrimonio storico-culturale millenario
che possiede questo piccolo Paese del nordafrica.
Ad esempio, un tratto della pavimentazione nella Medina della capitale, che è in un rara pietra nera vulcanica proveniente dal nordovest della Tunisia, si è trasformato purtroppo in un vessillo dai colori giamaicani, come d’altronde si è assistito allo stravolgimento della segnaletica stradale contigua ai marciapiedi o dei passaggi pedonali.

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Un trionfo di colori e disegni che hanno dimostrato, ancora una volta, quanto il desiderio di alcune persone di lasciare una traccia del loro passaggio sia un modo molto antico e diretto di esprimersi. Nell’antichità, infatti, era già una pratica comune. Dalle grotte preistoriche alle rovine della città di Pompei, i graffiti sui muri dimostrano quanto il fenomeno non sia nuovo, anche se la gente pensa che sia apparso per le strade di New York negli anni sessanta e che sia strettamente un’immagine della città moderna.
In realtà, è un modo per lasciare una traccia di sé, per occupare un territorio, un modo animale per dire : « Sono qui. Io esisto ». Anche se molte volte, l’opera non firmata, resta nell’anonimato.
Quest’arte effimera, che la cultura hip-hop ha integrato con graffiti e tag nella sua panoplia di mezzi di espressione, è un’importante rappresentazione della giovinezza. Una pratica di ribellione e protesta che spesso segna un passaggio o una trasformazione importante dalla vita dei giovani a quella degli adulti. Un acquisito senso di libertà di espressione che consente loro di riconoscere e trasmettere quei determinati valori specifici di una generazione.
A latere del contributo artistico, queste espressioni colorare sono un mezzo per comunicare, identificare e creare comunità. E ovviamente, la condivisione di queste opere su Internet testimonia il desiderio di visibilità e trasmissione !
Alcuni lo chiamano vandalismo, altri arte. In ogni caso questo bisogno di disegnare sui muri dei giovani tunisini, rimane un messaggio che va interpretato e compreso. Ugualmente la risposta umoristica degli utenti dei social, che non hanno esitato a postare subito slogan e immagini photoshoppate, over raimbow, accusando questo movimento di non essere spontaneo, bensì frutto di una manipolazione ben orchestrata.

In ogni caso, il sole, la salsedine e la pioggia consacreranno queste opere effimere per un tempo limitato. Sono messaggi liquidi, di passaggio, ma come ha detto l’umorista francese Pierre Dac: « Se la materia grigia fosse più rosea, il mondo avrebbe meno pensieri neri ».
Un monito alle bandiere fosche e cupe dell’ISIS …

Articolo e fotografie originali di Gabriella Incisa di Camerana

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