L’INCREDULITA’ DI VINCERE

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di realizzare un logo per l’autore Filippo Tapparelli che ha pubblicato il romanzo “L’inverno di Giona” con la casa editrice Mondadori.
Da autrice emergente, immagino la gioia di questo scrittore il giorno in cui ha ricevuto la notizia la Mondadori avrebbe pubblicato il suo primo romanzo, ma chiediamo direttamente a Filippo cosa è accaduto dietro le quinte.

Prima che questa casa editrice arrivasse a te, chi era Filippo? Quale percorso letterario hai avuto? Quali sono state le tappe che hai affrontato prima di vedere il tuo libro in libreria?
Allora, innanzitutto grazie mille per questa intervista. Voglio subito precisare che non “nasco” scrittore. Ho iniziato molto tardi a buttare giù parole su carta. Ho cominciato a farlo una decina di anni fa, quando un mio amico, dopo aver letto qualche mio pensiero, mi convinse a scrivere qualcosa di più strutturato. Lo ascoltai ed eccomi qua.

Cosa hai fatto per partecipare al concorso Calvino e perché secondo te “L’inverno di Giona” ha vinto?
Ho fatto tanta gavetta. O meglio, ho fatto girare il romanzo – senza alcun tipo di responso – per tutte le case editrici . Un giorno (ricordo che mancavano venti giorni alla scadenza dei termini per partecipare) mi dissi: “perché no. Proviamo con il Calvino. Nella peggiore delle ipotesi avrò una scheda di valutazione onesta e sincera sulla quale riflettere”. Mai e poi mai avrei pensato di vincere. Certo: chiunque partecipi a un premio, sotto sotto, spera di essere quello che pesca il biglietto d’oro ma, in fondo non crede mai veramente che possa davvero accadere. Riguardo la ragione per la quale Giona si è aggiudicato il primo premio, non saprei davvero dire. Ho sempre amato l’essenzialità nella narrazione, la prosa asciutta e senza fronzoli. Forse questa mia inclinazione ha incontrato l’approvazione dei giurati.

Intervista al Salone del Libro.jpg
Mi piacerebbe che facessi sognare un po’ tutte le scrittrici emergenti come me, e ti garantisco che potremmo formare uno stato a sé, raccontandoci come ti hanno comunicato che avevi vinto questo premio importante, quali sono state le tue emozioni e se non ti dispiace, vorrei che continuassi facendo lo stesso quando Mondadori ti ha sottoposto il contratto.
È una storia che ha del comico. Stavo tornando a casa in auto e, per il terzo giorno consecutivo, ho visto apparire sullo schermo del cruscotto un numero sconosciuto. Io, per politica personale, tendo a non rispondere mai a numeri che non ho in rubrica, ma quel giorno ho voluto premiare l’insistenza del  telefonante. Dall’altra parte c’era Ugo Marchetti, il presidente del Premio Italo Calvino. Sono seguiti quindi ci muti di delirio in cui lui mi comunicava che Giona era tra i finalisti e io che continuavo a chiedergli se non
avesse sbagliato persona. Un mese dopo ero a Torino, al circolo dei Lettori insieme agli altri finalisti e, dopo un tempo che non so calcolare, Lo stesso presidente che mi aveva chiamato, ha annunciato che il libro che avevo finito di scrivere cinque anni prima, quello su cui nutrivo solo una microscopica scintilla di speranza, aveva vinto. Ho passato i giorni seguenti in uno stato di totale incredulità, che ha cominciato a sfumare solo
quando le case editrici hanno cominciato a scrivermi mail e telefonarmi a casa proponendomi di pubblicare il romanzo con loro. Mondadori è stata una di quelle e, alla fine, ho scelto lei.

Stai scrivendo un nuovo romanzo? Puoi dirci qualcosa sul tipo di storia?
Sì. In verità ne ho un paio in canna: uno in fase di revisione e un altro in prima stesura. Il primo parla di due bambini apparentemente diversissimi che a un certo punto si incontrano e scoprono che le loro rispettive solitudini possono trovare una cura tramite l’amicizia, mentre il secondo è una sorta di ritratto della generazione perduta, quella di noi quarantenni, che in questi anni si trova a dover fare i conti con una realtà che i nostri genitori non avevano previsto.

Tapparelli al premio Calvino.jpg

Quando eri piccolo, sognavi questo per te?
Quando ero piccolo sognavo di fare il veterinario-astronauta-pilota di caccia.
Direi che non mi ci sono avvicinato tantissimo. La scrittura è sempre stata ad anni luce da me. Ho sempre letto tantissimo e ho sempre pensato che scrivere fosse una roba da grandi, quindi non mi sono mai visto nei panni dell’autore. Da un anno ho scoperto che la vita, a volte, gioca tiri birboni.

Come scrittore, hai partecipato a eventi e presentazioni. Come ti trovi di fronte ai lettori? Ti piace il confronto diretto, o preferisci dialogare e farti conoscere attraverso i tuoi romanzi? Hai qualche curiosità da raccontarci?
Mi trovo molto bene in mezzo ai lettori. Amo le persone e amo chiacchierare con loro. Credo che un autore non faccia altro che mettere su carta ciò che gli capita e che chiunque sia un contenitore di storie, quindi ascoltare e scambiare opinioni è il modo che ho per restituire al mondo una parte di quello che mi haregalato. Di curiosità ne ho così tante che potrei scriverne un romanzo!
Ho sbirciato sul web ho letto che sei stato un istruttore di scherma, un pilota di parapendio e un artista di strada. Credo che le nostre passioni possano far capire molto della nostra persona ed è per questo motivo che ti chiedo di raccontarci qualcosa in merito a queste attività. Perché proprio queste e non altre? (Artista di strada, cosa di preciso?)
Ho fatto un sacco di cose, tra cui quelle che hai appena citato. La scherma mi ha insegnato a entrare nella mente di chi incontravo in pedana e di conseguenza a capire cosa volevo io. Il volo invece mi ha insegnato a mettere in prospettiva tutto quello che vedo, a dare il giusto peso alle cose e a muovermi in dimensioni al di fuori della mia zona di sicurezza. Fare il saltimbanco, il mangiafuoco e il raccontastorie invece mi ha
insegnato ad aprirmi alle persone e a rendermi consapevole che chiunque ha una storia da raccontare.
Ho sempre amato la vita e in più di un’occasione mi sono ritrovato ad accarezzarne i limiti, per vedere se aveva qualcos’altro da dirmi.

Romanzo che ha vinto il premio Calvino.jpg

So che sarai al Book City a Milano. Quale sarà il tuo programma per l’evento? Quando potranno incontrarti i lettori?
Sì, sarò a Book City il 16 e il 17 novembre. Il 16 alle 17 alla libreria Rizzoli di Galleria Vittorio Emanuele presenterò L’inverno di Giona insieme a Stefania Auci, l’autrice de I leoni di Sicilia, mentre domenica 17 sarò alla Casa del Manzoni dalle 11 a mezzogiorno, con Emanuela Canepa, vincitrice della XXX edizione del premio Calvino e a Gennaro Serio, che si è aggiudicato la XXXI edizione. In quell’ora parleremo di esordi e di
cosa significa per noi scrivere.

Intanto ti ringrazio di cuore e chissà se ci incontreremo proprio al Book City!
Federica D.



Categorie:Autori, interviste

3 replies

  1. Bravissimo! Complimenti ancora per il premio Calvino e sono molto felice di aver scoperto che ci sono altri libri in cantiere per noi lettori curiosi. La riprova che tentar non nuoce e che ci sono scrittori emergenti italiani superlativi come ho sempre sostenuto. Grazie, il tempo è sempre tiranno ma lo spazio per leggerti lo troverò di sicuro.

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