Le donne Curde sono le donne di tutto il mondo, le donne Curde siamo noi.

La Women’s Defense Units è un’unità di combattimento fondata nel 2011 dalla donne combattenti Curde.

Il movimento è ispirato dalla filosofia del leader curdo (prigioniero del governo Turco) Ocalan: la “Jineology”, letteralmente “scienza delle donne”, un concetto di femminismo e parità di genere, opposto alle leggi tribali e religiose del fondamentalismo islamico. Ocalan sostiene infatti che “un paese non può essere libero finché le donne non sono libere”, e che “il livello di libertà delle donne determina in generale il livello della libertà di un popolo”.

Le combattenti Curde, unite ad altre donne Siriane e Armene, hanno istituito la “Conference of the Women’s Council of North and East Syria”, organizzazione che in questi giorni ha scritto un’accorata lettera aperta:

“Come donne di varie culture e fedi delle terre antiche della Mesopotamia vi mandiamo i più calorosi saluti. Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, forzata dallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi.
Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l’esplosione di una granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e ha ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni.
Stiamo assistendo a come quartieri e chiese cristiane vengono bombardate e a come i nostri fratelli e sorelle cristiani, i cui antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915, vengono adesso uccisi dall’esercito del nuovo impero Ottomano di Erdogan. Due anni fa, abbiamo assistito allo Stato turco che ha costruito un muro di confine lungo 620 chilometri, attraverso fondi Ue e Onu, per rafforzare la divisione del nostro Paese e per impedire a molti rifugiati di raggiungere l’Europa.
Adesso stiamo assistendo alla rimozione di parti del muro da parte di carri armati, di soldati dello Stato turco e jihadisti per invadere le nostre città ed i nostri villaggi. Stiamo assistendo ad attacchi militari. Stiamo assistendo a come quartieri, villaggi, scuole, ospedali, il patrimonio culturale dei curdi, degli yazidi, degli arabi, dei siriaci, degli armeni, dei ceceni, dei circassi e dei turcomanni e di altre culture che qui vivono comunitariamente, vengono presi di mira dagli attacchi aerei e dal fuoco dell’artiglieria. Stiamo assistendo a come migliaia di famiglie sono costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio senza avere un luogo sicuro dove andare.
Oltre a questo, stiamo assistendo a nuovi attacchi di squadroni di assassini di Isis in città come Raqqa, che era stata liberata dal terrore del regime dello Stato Islamico due anni fa con una lotta comune della nostra gente. Ancora una volta stiamo assistendo ad attacchi congiunti dell’esercito turco e dei loro mercenari jihadisti contro Serêkani, Girêsipi e Kobane. Questi sono solo alcuni degli incidenti che abbiamo affrontato da quando Erdogan ha dichiarato guerra il 9 ottobre 2019.
Mentre stiamo assistendo al primo passo dell’attuazione dell’operazione di pulizia etnica genocida della Turchia, assistiamo anche all’eroica resistenza delle donne, degli uomini e dei giovani che alzano la loro voce e difendono la loro terra e la loro dignità. Per tre giorni i combattenti delle Forze siriane democratiche, insieme alle YPG e alle JPY hanno combattuto con successo in prima fila per impedire l’invasione della Turchia e dei massacri. Donne e uomini di tutte le età sono parte di tutti gli ambiti di questa resistenza per difendere l’umanità , le acquisizioni e i valori della rivoluzione delle donne in Rojava. Come donne siamo determinate a combattere fino a quando otterremo la vittoria della pace, della libertà e e della giustizia. Per ottenere il nostro obiettivo contiamo sulla solidarietà internazionale e la lotta comune di tutte le donne e gente che ama la libertà.”

 

Le combattenti Curde, donne come noi, madri, figlie, mogli e sorelle. Da anni combattono una battaglia spesso impari contro l’avanzata dell’Isis nel disastro della guerra civile siriana.

Ora sono in pericolo per colpa della scellerata politica espansionistica del presidente Turco Erdogan.

In guerra le donne rischiano molto più degli uomini, specialmente quando si ha davanti un nemico che pratica la “teologia dello stupro” riducendo alla schiavitù sessuale le donne catturate.

Non possiamo più permetterci di girare la testa dall’altra parte, è nostro obbligo morale auspicare che il governo italiano sospenda immediatamente la vendita di armamenti alla Turchia. E che l’Europa attui aspre sanzioni al governo di Erdogan.

Le donne Curde sono le donne di tutto il mondo, le donne Curde siamo noi.



Categorie:Donna, La FORZA, NoiDonne, Per dire BASTA

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3 replies

  1. 👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼

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  2. Mi hai fatto venire i brividi Letizia…grazie per questo articolo…

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