Alessandra Penna tra editing e ceramica

Ciao Alessandra, ti ringrazio tanto per esserti resa disponibile a fare due chiacchiere con me e con i lettori di Life Factory Magazine. Questa rivista è molto seguita da numerosi divoratori di libri e autori, quindi il tuo nome è associato al mondo dell’editoria e potrebbe suonare strano riportarlo all’interno della sezione dedicata all’arte e agli artisti, eppure eccoci qui a parlare di ceramica. Quando ho notato le tue creazioni, la prima cosa che ho osservato con stupore è stato lo splendore dei colori dall’aspetto così naturale e brillante, che sembrano vibrare.

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Ci puoi dire come si chiama quella tecnica e come la realizzi?
In realtà non si tratta di una tecnica, ma semplicemente dell’uso di tre smalti, per i quali il posto dove seguo il corso di ceramica (Pots, a Roma) è molto rinomato. Prima ho immerso il piatto (che non è fatto con un tornio elettrico, per cui ha una forma molto irregolare) nel bianco sabbia: è il colore che si vede esternamente, panna con dei puntini color cannella. All’interno invece ho colato due colori, koje e chun, che sovrapponendosi creano quell’effetto celeste-turchese, ma screziato e non compatto, che a me piace molto.

Vaso che arriva dagli abissi del mare.jpg
Ti ricordi il primo giorno al corso?
Oh sì. Perché desideravo ardentemente farlo. Sebastiano Allegrini (l’insegnante e artefice di buona parte delle cose che si possono vedere sul sito), dopo averci illuminato sui nomi di alcuni strumenti, ci ha dato dell’argilla, ci ha fatto vedere come si impasta (c’è una vera e propria tecnica, noi al laboratorio usiamo quella della “testa d’ariete”, che è la forma che il blocco d‘argilla dovrebbe assumere ogni volta che la impasto), poi ci ha messo davanti a un torniello e ci ha insegnato come si può creare qualcosa con la tecnica del pizzicato.
Insomma, già il primo giorno ho creato almeno 3 vasetti. Sgorbi, direi, ma l’averli realizzati così, da zero, fu davvero appagante.

Da quanto tempo la frequenti? Ti va di parlarci di come è strutturata? Di quello
che stai imparando e qualche curiosità?
Da pochissimo, a dire il vero. Ho frequentato due mesi prima dell’estate e ho ripreso da ottobre. Vado di sabato pomeriggio, 3 ore ogni volta. E ogni volta alla fine della lezione ho creato qualcosa, che poi attende una settimana per poter passare a una consistenza più dura ed essere quindi ulteriormente lavorato e meglio definito. Raffinato, in qualche modo. E pronto per essere cotto. La volta successiva ancora potrà essere smaltato (e quindi cotto una seconda volta). Tra le cose interessanti di questo laboratorio ci sono gli smalti, che è davvero difficile trovare in altri posti a Roma e che contribuiscono secondo me a rendere belle le cose che noi produciamo. I piatti cui facevi riferimento sopra sono ad esempio estremamente irregolari e imprecisi (a me l’irregolarità piace, mi dà l’idea di cosa artigianale, ma comunque sono creazioni di una mano inesperta), ma quei colori li rendono particolari. Vedere l’effetto prodotto dallo smalto su qualcosa che hai creato è sempre una sorpresa.

Come ti sei avvicinata a questo mondo?
Lo scorso dicembre giravo per un mercatino natalizio allestito in una scuola. Gli espositori erano tutti piccoli artigiani. C’era di tutto. Io sono stata attratta – come sempre d’altronde – da un banchetto di ceramiche. In una scatola c’erano delle tazzine a prezzo molto scontato, (le ceramiche artigianali non possono mai essere economiche, cuocere ogni pezzo costa moltissimo, date le elevatissime temperature del forno), perché imprecise, a detta della ragazza che le esponeva. Ne ho acquistata una di un grigio screziato. Dai bordi grandi. Quella tazzina per un paio di mesi l’ho rigirata tra le mani, sondandone laconsistenza. La guardavo e pensavo: com’è bella, quanto mi piace tenerla in mano. Finché un giorno mi sono detta: posso farlo, perché no? Il mio è un lavoro molto creativo, ma ho a che fare con i pensieri, coi concetti e con le parole. Ho sempre sentito il bisogno di qualcosa che fosse invece estremamente pratico. Che mi permettesse di usare le mani. Anni fa ci fu il periodo di collane e orecchini, poi delle sciarpe (fallimentare, sono una frana) e adesso è arrivato questo. Ho cercato in rete e alla fine ho scelto Pots.

Quali sono le difficoltà che hai incontrato? (Se ce ne sono state).
Be’, dato che ho deciso che il tempo che dedico alla ceramica è il tempo del mio relax, del mio benessere, non mi sono posta certo dei traguardi. Quindi vivo tutto come un gioco e in modo estremamente tranquillo. Non devo dimostrare quanto sono brava, anche se poi fare cose belle mi gratifica tanto. Dunque, le difficoltà sono quelle oggettive di chi non ha mai manipolato unpezzo di argilla, mai usato un torniello, mai preso in mano gli strumenti con cui si lavora. E ovviamente sono dovute al fatto che il pezzo che crei quasi mai rispecchia quello che avevi in mente. Ma d’altronde è un’arte così complessa e occorrono così tanti anni per diventare bravi che fa parte del gioco. Ed è anche divertente, direi.

La soddisfazione più grande?
Di sicuro il primo piatto fondo. Quello bianco e turchese. Perché lo avevo pensato irregolare e con quei colori e ogni volta che lo guardo, anche adesso (pur rendendomi conto di quanto sia ancora “rozzo”) mi fa sempre pensare a delle colate d’acqua di mare. Lo uso sempre, insieme a un altro che ho fatto ma che poi ha dipinto la mia insegnante. Mi piace pensare che il piatto in cui sto mangiando la pasta l’ho fatto con le mie mani.

Hai partecipato a concorsi o mostre? Se sì, quali?
No no, per carità… Mai venuto in mente niente di simile. Non so nemmeno se ne esistano (immagino di sì). Chi è davvero bravo partecipa ai concorsi o alle mostre. Io mi limito, come farebbe un bambino, a mettere le foto delle mie buffe cose su Instagram e a regalare quello che faccio ai miei amici. Che essendo abituati a vedermi fare tutt’altro, apprezzano moltissimo questo lato “pratico e produttivo”.

Sei riuscita a individuare un tuo stile? Se si quale? Hai una foto che ne può
sintetizzare le caratteristiche principali?
No, non direi. Né mi sono posta il problema. Prima bisogna avere delle basi e poi – credo con calma e magari mai, perché un corso simile è impegnativo in termini di tempo – si può capire se si ha uno stile. Posso dire cosa mi piace fare. Al di là degli oggetti che si possono usare, mi piace creare pesci. Credo dipenda dal fatto che, un po’ in ritardo, ho scoperto lo snorkeling… e quel mondo là sotto mi affascina. Oppure, chissà, mi ricordano l’estate e l’idea di libertà.

Di solito quando ci si avvicina a una disciplina, si ha la curiosità di conoscere
attraverso ricerche i migliori in quel campo. Chi sono i tuoi preferiti? Ti ispiri a
qualcuno di questi?
Direi che la risposta assomiglia a quella alla precedente domanda. La ceramica per me è un hobby, bellissimo, ma un hobby. Magari un giorno parteciperò aun mercatino, ma resta pur sempre un gioco… Quindi no. Per ora conosco soltanto alcune tecniche diverse di lavorazione e cottura, ma non ho idea di chi siano i grandi ceramisti. Mi piace tutto ciò che è poco stereotipato, irregolare, che si distanzia il più possibile da quel che è fatto in serie.

foto Alessandra.jpg

Hai dei progetti futuri come ceramista? No, voglio acquisire le tecniche di base. E riuscire – se magari non potessi frequentare un corso – a lavorare da sola a casa (ho comprato il torniello, l’argilla, gli strumenti di base e qualche colore). Se un giorno mi va di fare un piatto da attaccare a un muro, voglio pensare di poterlo fare, se ho voglia di
regalare una ciotola a un’amica, farlo. Adesso, per esempio, voglio provare a fare delle collane. Vediamo come viene l’esperimento. Un consiglio che vorresti dare a chi sta leggendo l’articolo e desidera iscriversi a un corso di questo tipo. Fatelo. Creare manualmente qualcosa è un’esperienza estremamente appagante. E rilassante.

Sono felice di questa intervista Alessandra. Ho potuto conoscere una persona,
che oltre ad essere una brava editor, è anche una corretta e disponibile donna
con tanta voglia di mettersi alla prova e di ironizzare su sé stessa. Qualità rare
e molto apprezzate. Grazie di tutto!
Se avete qualche curiosità, lasciate la vostra domanda qui sotto nei commenti.

Federica D.

3 commenti

  1. Bellissima intervista Fede. Io facevo ceramica alle scuole superiori, il poter immergere le dita nella creta, penso sia un ottima distrazione. Non pensi, stai con te stessa ed impari a conoscerti meglio. Ci sei solo tu e le sensazioni che ti si muovono dentro.
    Brave entrambe😊

    Piace a 1 persona

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