Pierluigi di Lallo: “L’umile cittadino di un borgo abruzzese”

“… il cinema rimane la stella del mio personale firmamento…” (Pierluigi di Lallo)

Life Factory Magazine ha intervistato per voi il regista e attore Pierluigi Di Lallo. I suoi inizi sono in teatro per poi avvicinarsi al cinema come attore: “Non è stato né ricerca personale né un’ improvvisa fulminazione.”, racconta Di Lallo. “Oggi come oggi” continua, “il cinema rimane la stella del mio personale firmamento“. Dalla sua opera prima al premio ricevuto nel 2019 al ICCF, oggi Pierluigi Di Lallo si racconterà a noi di Life in una bellissima intervista. Buona lettura a voi.

Benvenuto tra le pagine di Life factory Magazine. Per noi è un piacere poterla intervistare. Ci racconti un po’ di lei e di come nasce la passione per la regia.

“Raccontare di me e di come nasce la passione per la regia, ha un’unica versione, tanta è la convinzione di essere nato per questo particolare aspetto dell’arte cinematografica. In questo campo ho avuto prima propensione naturale poi, per i trascorsi impegnativi quale animatore di grandi villaggi turistici, ne ho sviluppato sia la predisposizione sia l’interesse per una collocazione futura”.

Sappiamo che i suoi inizi sono in teatro. Come lo ricorda quel periodo?

“Un periodo senza il quale nessun operatore del settore può aspirare a successo o di poter rimanere per lunghi periodi nell’ambiente. Ero talmente preso dal relazionarmi (frontalmente) col pubblico che ho cercato di migliorarmi in modo qualificante frequentando laboratori teatrali e studiando molto.”

Poi si avvicina al cinema come attore… Ci racconti.

“Non è stata né una ricerca personale né un improvvisa fulminazione. Quando si frequenta certi ambienti si finisce per fare conoscenze che poi, permanendo la frequenza, si stabilisce qualcosa di più di una conoscenza per sfociare in inviti o sproni a (provare) Da questi incitamenti ho partecipato ad alcune pellicole e fiction, per maturare sempre di più questa mia grande passione sia come attore che come regista.”

Fiction, cinema, teatro, chi occupa un posto d’onore nel suo cuore?

“Sono tutti particolari aree da non sottovalutare. Anche se differenti nell’approccio, nella costruzione e nell’esposizione, hanno la particolarità di infondermi curiosità e spinta a provare. Oggi come oggi, il cinema (la regia la sceneggiatura) ha preso corpo ed è e rimane la stella del mio personale firmamento”.

“Ambo” è la sua opera prima… Come nasce l’idea?

“Premesso che, come si dice:”il primo amore non si scorda mai”, quindi pietra miliare della mia vita, sono convinto che qualsiasi opera culturale (cinema, teatro, libri) parta da un aspetto “autobiografico” che si sviluppa con personali pensieri e fantasia. Anche Ambo non esce fuori da questi canoni e da un’esperienza personale, anche adattando la storia in maniera più cinematografica, ho raccontato la storia di un percorso di coppia che non sempre viaggia con i favori del vento. Poi, essendo un tema, quello della infertilità un toccante aspetto sociale, mi sono lasciato coinvolgere nel divulgarlo quale possibile comunicazione esorcizzante con leggerezza ironia, nel rispetto dei veri attori”.

Attraverso il film “Nati due volte” riesce ad affrontare il tema dei transgender dichiarando: “il modo migliore per parlare di cose serie è farlo con il sorriso”. Questa è anche la sua filosofia di vita?

“Assolutamente SI. Come già anticipato in Ambo, l’ironia e la leggerezza di esporre, anche un argomento serio, può essere il giusto mezzo per comunicare e far comprendere. D’altronde se non si è predisposti all’ironia, o meglio all’auto-ironia, si hanno e si avranno sempre ostacoli che, anche se superabili, daranno quel pizzico di fastidio che l’indole personale può evitare”.

Nel 2019 arriva il premio per il film più votato al ICCF Canada Italian. Cosa ha provato e se questo premio le ha cambiato qualcosa?

“Non so se ha cambiato qualcosa. La vita e il futuro scriveranno qualcosa in merito. Io sono sempre stato quello che sono e spero, anzi ne sono convinto, di rimanere l’umile cittadino di un borgo abruzzese, ma l’emozione e l’attestazione di un riconoscimento alle tante fatiche patite, mi hanno dotato di nuova linfa per continuare. Naturalmente le cose non si fanno mai da soli. C’è sempre qualcuno che ti affianca, ti sprona, ti incoraggia. Ed è a queste persone, al di fuori della scontata famiglia, che rivolgo un grosso grazie”.

Dove la vedremo in futuro?

“Se avessi e sapessi usare la sfera di cristallo vi darei un indirizzo preciso. Una cosa è certa, che se è vero come è vero che i detti popolari hanno le loro verità, rammento sempre le declamazioni di una saggia nonna, quanto mi diceva: “accome t’arifì lu llètte accuscì t’addurme” (come ti rifai il letto così dormi), per significare che mi rivedrete di certo in quest’ambiente che amo a tal punto da tenerlo sempre in ordine”.

Life Factory Magazine ❣️

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