Il fallimento della Thomas Cook Group

La Thomas Cook Group è la proprietaria di una sua compagnia aerea … o meglio lo era. Sì perché oggi il 23 settembre del 2019 ha dichiarato, suo malgrado, bancarotta!
L’operatore turistico britannico è stato fondato il 19 giugno del 2007 e da allora il marchio si è espanso facendo investimenti, acquisizioni e venendo quotato alla Borsa di Londra.
Negli anni gli investimenti sono stati molteplici e in più campi sono passati da una piattaforma video on-line a una azienda che produceva forniture per l’intrattenimento esclusivo al gruppo. La fusione con The Cooperative Travel ha creato la maggior catena di agenzie di viaggio del Regno Unito. Questo probabilmente é la causa del dissesto finanziario; inoltre è da aggiungere la concorrenza di colossi nel settore e quella delle compagnie aeree low cost che offrono pacchetti integrati volo+albergo. Il Gruppo ha dichiarato fallimento a seguito di un mancato accordo con i creditori.
Questa improvvisa debag ha portato però a una congestione degli aeroporti con quasi 600mila turisti appiedati, di cui 150mila villeggianti britannici che svolgevano le loro vacanze proprio con i pacchetti del gruppo.

Una corsa al rientro ha creato un ponte aereo che i media britannici hanno definito come “la maggior operazione di rimpatrio mai fatta in tempo di pace”, infatti il ministro dei trasporti Gran Shapps ha detto che sono già pronti 45 aerei charter in sostituzione alla flotta di Thomas Cook.
Tutto questo porta a varie problematiche per le persone che sono rimaste bloccate negli aeroporti, con il conseguente ritardo alla ripresa della consueta vita famigliare e lavorativa, ma anche a tutti i dipendenti della suddetta compagnia. Si stima infatti che siano a rischio 22mila posti di lavoro per i quali lo Stato non se la sente di investire giudicando il salvataggio come un “rischio” e considerando il prestito che l’azienda gli ha richiesto, come un azzardo morale nei confronti dei contribuenti.
Di certo quello che resta, sia per i malcapitati turisti che per lo stesso imprenditore e i suoi dipendenti, è di sicuro l’amaro in bocca per un “viaggio” finito male!

 

 



Categorie:Curiosità, Europa

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: