Com’è percepito il wrestling in Italia (e non solo)

Non era la prima volta che pensavo di scrivere un articolo dedicato al wrestling, ma non mi sembrava giusto parlare di un evento di qualsiasi federazione senza una riflessione a più ampio raggio. Fortunatamente scrivo per un magazine stupendo, che mi permette di parlare di sport a 360°: per ora ho scritto di calcio, basket, tennis, nuoto, pallanuoto, motori, calciomercato, e oggi ho deciso di parlarvi dello sport-spettacolo per eccellenza il giorno dopo l’evento WWE Clash of Champions.

Oggi il wrestling in Italia è seguito da diverse decine di migliaia di utenti: gli show settimanali e i pay-per-view mensili targati WWE sono trasmessi da SKY, con il commento degli esperti Luca Franchini e Michele Posa. Ma il wrestling in Italia raggiunse un boom di popolarità incredibile all’inizio degli anni 2000, quando le puntate di RAW e SmackDown venivano trasmesse in chiaro su Italia 1 con il commento di Ciccio Valenti e Christian Recalcati. Per me, nato nella metà degli anni ’90, era impossibile non rimanere incollato davanti alla TV quando vedevo diversi wrestler di un carisma unico (tant’è che la passione è rimasta ancora oggi): Rey Mysterio, Eddie Guerrero, Triple H, Batista, The Undertaker, John Cena, e così via. Il wrestling era un qualcosa sulla bocca di tutti nel nostro paese e in tanti (io in primis) rimanemmo di stucco di fronte alla tragica notizia della morte dell’amatissimo Eddie Guerrero il 13 novembre 2005. Fu uno degli eventi più tragici nella lunghissima storia della WWE, che dedicò un’intera puntata di Raw e una di SmackDown alla memoria di un uomo scomparso a soli 38 anni. La fine della trasmissione degli eventi WWE su Italia 1 coincise con un evento altrettanto tragico avvenuto meno di 2 anni dopo: l’omicidio-suicidio commesso da Chris Benoit, trovato morto il 25 giugno 2007 nella sua residenza a Fayetteville, nel North-Carolina. Il canadese è stato forse uno dei migliori interpreti nella storia della disciplina, ma la WWE ha deciso di cancellare il suo nome per sempre dopo aver appreso che egli uccise sua moglie Nancy e suo figlio Daniel, affetto dalla sindrome X-Fragile, e poi si tolse la vita. Di lì a pochi anni la WWE cambiò totalmente tipologia di prodotto, rimpiazzando la violenza degli anni ’90/2000 con un prodotto molto più family friendly.

In tanti ancora oggi non si avvicinano a questa splendida disciplina, poichè “il wrestling è finto” o perchè “non si picchiano per davvero”. Chiariamoci: l’aggettivo corretto per descrivere il wrestling è predeterminato. Ciò vuol dire che i lottatori che prendono parte ad un match e l’arbitro conoscono in anticipo il risultato finale della contesa (salvo casi particolarissimi in situazioni eccezionali). Ed è ovvio che alcuni colpi non sono inferti per davvero, anche perchè un match di wrestling durerebbe pochissimi minuti se i lottatori si scambiassero dei pugni ben assestati. Nonostante ciò alcuni colpi sono dati per davvero (come le “chop”, ovvero delle manate al petto molto violente), senza dimenticare che il ring è composto da legno, acciaio e strati di gomma, con una molla che attutisce le cadute dei lottatori. Basta un minimo errore perchè un lottatore si faccia male per davvero o provochi un danno grave a un avversario, e una qualsiasi persona normale cadendo in modo scomposto su un ring si farebbe molto, molto male (e senza dimenticare che ci sono alcune federazioni poco conosciute che propongono spettacoli parecchio cruenti).

E’ una disciplina che unisce drammaticità, psicologia, momenti spettacolari, emozionanti, divertenti e, per quanto mi riguarda, un modo per trascorrere il tempo libero con leggerezza e spensieratezza. E’ uno sport che merita molta più considerazione di quanta ne abbia in realtà e gli atleti coinvolti vanno costantemente ringraziati per la loro capacità di intrattenere il pubblico, per il fatto che i wrestler WWE sono costantemente in giro per il mondo e hanno un calendario davvero fittissimo di impegni, tra incontri sul quadrato ed eventi extra-ring: difatti è una disciplina che non prevede una pausa estiva o invernale, ma sono i singoli lottatori a richiedere delle pause in diversi periodi dell’anno per guarire da problemi fisici, per passare del tempo accanto alle proprie famiglie o semplicemente per ricaricare le batterie.

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