Pitty Duchamp con Stupefacente banalità

Per Dri Editore abbiamo letto il romance contemporaneo Stupefacente banalità

Sinossi: «Vuole essere trattata come una donna o come un cliente?»
«Come cliente, ci mancherebbe!» rispose Mimì senza guardarlo negli occhi.
«Peccato, mi sarebbe piaciuto di più che avesse scelto la prima opzione.»
Lui è il manager di punta di un’azienda produttrice di macchinari agricoli, malato di lavoro. Lei una ex modella con figlio problematico a carico, che tenta di riciclarsi nel mondo dell’agricoltura senza la minima preparazione. Lui fa della calma e del sangue freddo le sue migliori virtù, lei dell’ansia il suo peggior difetto. Tra ricordi dolorosi che affiorano inesorabili dal passato, crisi post adolescenziali di un figlio cresciuto senza padre e problemi economici di ogni sorta, una storia solo apparentemente banale si fa strada tra le piante di ulivo della nostra splendida toscana, diventando piano piano …
stupefacente!

Benestante ma non troppo Raimondo, perché anche i dirigenti devono fare i conti con titolari maleducati e poco lungimiranti. Su di lui pende la spada di Damocle di un podere di campagna con annesso uliveto da ristrutturare; per ammodernarlo dovrebbe spendere un mucchio di soldi, ma forse quel terreno vale più di un semplice ricordo di gioventù. Sarà poi in grado il nostro eroe di salvare dalla bancarotta la bella Artemisia, ereditiera di un concessionario rimasto senza fondi e senza trattori? Quanti pensieri per Raimondo perché Niccolò, figlio della sua nuova fiamma, a soli 17 anni finisce in
brutti giri. Alcuni temi importanti (il mondo del lavoro e il disagio giovanile in particolare), che l’autrice ha il merito di esporre in maniera credibile, elevano questo libro dal rango di semplice “romance mordi e fuggi”. I personaggi sono tutti ben tratteggiati e i dialoghi frizzanti: 180 pagine da divorarsi tutte d’un fiato. Mi sono molto immedesimato in Raimondo che, pur con qualche difetto, assurge ad autentico paladino della giustizia. L’unico neo, a mio modesto avviso, è rappresentato dal finale, forse un po’
troppo prevedibile. Lascio infine la parola all’autrice riportando uno dei passi più belli di “Stupefacente banalità”: «Quel senso caldo di sicurezza, quella sensazione di sollievo che aveva quando c’era vivo suo padre e sapeva che comunque c’era qualcuno a coprirle le spalle. Era debole? Sì, o più probabilmente aveva debolezze, come tutti, chi più chi meno. Il fatto che Raimondo pareva non averne, di debolezze, era una cosa che le faceva volare il cuore ad altezza Himalaya».

Giudizio: 4/5

 

stupefacentebook.jpg

Dati:

Genere: Romance contemporaneo

Editore: Dri editore

Lunghezza: 180 pg.

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