Liliana Segre: la forza della memoria

“La bellezza, il consumismo, il successo, essere qualcuno, sono diventati idoli.

Poi gli idoli cadono e nel vuoto sono tornate parole antiche”

Liliana Segre, 89 anni, Senatrice a vita.

Una donna fine, delicata. Sempre pacata nei toni.

Per sessanta anni ha taciuto sulla sua tragica storia di sopravvissuta all’orrore nazista. Principalmente per cercare di vivere una vita normale. Poi, in coscienza, si è sentita in dovere di diventare una testimone della Shoa. E allora, con voce flebile ma decisa, ha pazientemente raccontato le sue memorie.

Nel 2018 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha nominata senatrice a vita, in occasione dell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali fasciste.

Da allora è intervenuta in senato per ammonire i partiti contro l’inasprimento dei toni di odio, e contro l’uso dei simboli religiosi in politica. Ricordando il tedesco “Gott mit uns” (Dio è con noi), motto teutonico adottato poi dai nazisti.

Ha firmato numerose proposte di legge, contro la discriminazione di genere e la violenza sulle donne e per creare una commissione volta a combattere la diffusione dell’odio, fuori e dentro internet.

Una grande donna, non solo per la sua storia, ma per come ha saputo reagire e per la persona che è diventata.

Diceva Jung : “Io non sono quello che mi è successo. Io sono ciò che ho scelto di diventare”.

Liliana non si è fermata di fronte all’orrore, è riuscita a tornare a casa, ad affrontare una società che voleva solo dimenticare, e che vedeva i sopravvissuti come fossero la testimonianza vivente di una questione deprecabile.

È riuscita ad innamorarsi, a sposarsi e a diventare madre. Lavorando e diventando un’imprenditrice di successo.  Vivendo una vita piena, anche se con l’anima segnata per sempre.

Poi, quando avrebbe potuto godersi una meritata pensione, ha deciso invece di iniziare parlare della Shoa, per fare in modo che le nuove generazioni ricordino, e che la tragedia nazista non venga dimenticata, o peggio, mitizzata.

“Sono tornate parole antiche”, parole di odio bieco e di paura del diverso, parole che oggi sentiamo troppo spesso.

E allora Liliana, dal suo seggio in Senato, con la sua voce leggera ma con parole pesanti, ci ricorda che “chi salva una vita salva il mondo intero” e poi cita John Donne:

“… La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.”

Noi tutti, dovremmo ascoltare con attenzione la voce di Liliana Segre, non solo per non dimenticare, non odiare,  non lasciarci trascinare da quelle “parole antiche” che confondono gli animi  più deboli. Ma anche per seguire il suo esempio di donna dall’estremo coraggio, che a quasi novant’anni non ha paura di parlare e di combattere per una società più giusta, egualitaria e libera.

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