No grazie, faccio io

In questi giorni su Instagram, una ragazza ha denunciato quanto accaduto alla sorella, che ha acquistato dei mobili all’Ikea, e quando le sono stati consegnati, è stata molestata dai montatori.

Al coro delle sue proteste, si sono unite le voci di molte altre ragazze che hanno vissuto situazioni analoghe.

L’episodio di per sé è ovviamente deprecabile. Una donna nel 2019 dovrebbe essere libera di farsi montare un mobile, senza essere importunata da un decerebrato. E fin qui nulla da eccepire.

La riflessione che questa vicenda mi ha fatto fare, però è diversa.

Perché i mobili dell’Ikea non ce li montiamo da sole? Perché le donne, ancora oggi, non sono indipendenti al cento per cento? E non è solo una questione di forza fisica. Perché dove non può la forza, riesce l’ingegno.

Troppo spesso mi sento dire (da donne ovviamente), “eh ma questo è un lavoro da uomini”, oppure “no ma io non guido in autostrada, sei pazza? Guida mio marito!”

Sono fermamente convinta che ci auto limitiamo, certo anche per colpa del retaggio culturale di un paese per molto aspetti retrogrado, come il nostro. Dell’educazione che abbiamo ricevuto. Di padri e madri apprensive, che trattano e educano le ragazze in modo diverso dai maschi. Dando loro meno libertà.

Ma è ancora pensabile passare dalla “protezione” dei genitori a quella di un fidanzato, marito o chi per lui?

Perché non bastiamo a noi stesse?

Ci manca il coraggio, ma il coraggio si può prendere, iniziando magari dalle piccole cose.

Ripeto, abbiamo pieno diritto di pagare un servizio e riceverlo senza aver paura di chi ci entra in casa.Purtroppo però vivendo in una società profondamente ingiusta, dobbiamo correre ai ripari. Per noi stesse.  Dovremmo imparare a usare trapani e avvitatori. Iscriverci a corsi di guida sicura e guidare diversi tipi di mezzi, senza essere spaventate dagli stereotipi della donna al volante. Fare corsi di difesa personale.

Non concepire più differenze tra “cose da donna” e “cose da uomini”. Esistono delle incombenze e se sono mobili da montare o calzini da rammendare, non vedo un solo motivo valido perché debbano esserci delle assegnazioni di genere.

E soprattutto dovremmo essere più solidali tra di noi. Unite, per migliorare e cercare un’indipendenza che è sempre più indispensabile ottenere.

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