“I SUPER ROBOTS” Contro gli Invasori Spaziali, Analisi, Rivelazioni e Teorie sulle serie robotiche cult nell’epoca d’oro della TV

D: Life Factory Magazine è felice di ospitarti tra le sue pagine, quindi hai voglia di raccontarci un po’ di te? Chi è Tiziano Caliendo e come nasce l’idea di questo saggio dedicato ai “Super Robot”?
R: piacere tutto mio di esserci! Il vostro magazine mi piace molto.
Riguardo la tua domanda, ho sempre scritto storie di fantascienza. In passato, ho pubblicato una novella post-apocalittica dal titolo T.R.I.A.M. Da tempo, è pronta una versione rivisitata ed estesa della stessa e spero che un giorno possa lanciarla sul mercato. Non era una semplice storia di sopravvivenza, ma sfociava nel tema dell’anti-realtà molto caro a Philip K. Dick.
Mi occupo anche di cinema, e ho creato dei blog in inglese dedicati alla ricostruzione narrativa e cronologica di alcuni franchises molto importanti, tra i quali mi piace citare Mad Max, X-Men e Evil Dead. Ciascuno dei blog, finora, ha raggiunto in media tra i 100.000 e i 200.000 visitatori. Un risultato davvero ragguardevole.
Il saggio nasce da tre componenti: la mia passione infinita per il soggetto; lo studio della materia, cominciato negli anni novanta, e infine la mia natura “generazionale”. Sono infatti nato nel 1977 e ho vissuto in pieno la prima ondata del mecha giapponese in Italia. Ero un bambino degli anni ottanta, e ancora oggi ne vado orgoglioso. E’ stata un’epoca straordinaria.
Ho creato un mio Super Robot “di carta”, il cui nome è Quantaldian, soggetto di una serie di racconti che vorrei scrivere al più presto.
D: quanto lavoro e fatica ti ha portato la costruzione di questo saggio? 
R: molto lavoro, tanta ricerca, ma soprattutto “brainstorming”! Il saggio infatti propone delle mie teorie personali sui concetti fantascientifici che potrebbero essere alla base dei Super Robots che ho trattato, e quindi ho impiegato ogni “neurone” per poter elaborare al meglio le suddette ipotesi. Il risultato è atipico per questo tipo di bibliografia, eppure è stato accolto con grande fervore e positività da fan e addetti ai lavori. Siamo giunti alla terza tiratura, e la risonanza del nostro libro continua a sorprendere sia me, sia l’illustratore Massimiliano Gissi, sia la casa editrice…
D: le illustrazioni sono di Massimiliano Gissi, come nasce la vostra collaborazione?
R: ci siamo appunto conosciuti per il progetto Quantaldian, nel 2014. Cercavo un illustratore di mecha che fosse molto bravo. Ho incontrato lui, e da allora siamo diventati anche amici. Le sue tavole sono fantastiche e catturano in pieno l’universo mecha di quegli anni. E’ una magia insita nel suo DNA di illustratore.
Un aspetto essenziale della nostra collaborazione è la nostra amicizia. Bisogna sempre lavorare con persone che stimi a livello umano e con cui puoi avere un’interazione civile e positiva.
Massimiliano si è subito immerso anima e corpo nel progetto, e le sue tavole per il libro sono difatti stupefacenti.
D: chi è il Super Robot?  “Il Super Robot è l’espressione del nostro desiderio di controllare le insidie della realtà”. Spiegaci cosa vuol dire per te…
R: il Super Robot è un mito (moderno), nato per esorcizzare le nostre paure, come del resto si prospettano di fare tutti i miti, antichi o moderni che siano. Incarna il sogno dell’uomo di “diventare” più grande di quello che sia, di superare i suoi fragili e inspiegabili limiti umani e per poter dominare il cielo e la terra. Ogni uomo vorrebbe spazzare via i possibili pericoli, dissipare le probabili minacce. E’ un sentimento atavico che, attraverso la figura del Super Robot, acquista nuova linfa e si allinea “a passo” con il mondo odierno ipertecnologizzato.
Se poi dovessi riassumere il concetto per un lettore totalmente neofita, scopriresti che – nel caso dei Super Robots – è meravigliosamente facile. Un ragazzo pilota una riproduzione in metallo gigante di una creatura antropomorfa e, con essa, combatte mostri che vogliono dominare la nostra civiltà. Attraverso queste cruenti battaglie, il ragazzo cresce mentalmente e spiritualmente, diventando finalmente uomo. Non male, no?!
D: quali i Robot su cui hai voluto focalizzare il tuo tempo?
R: quelli ingiustamente considerati “minori”, che poi “minori” non sono affatto. Quelli spesso sorvolati o bistrattati, non celebrati in altre sedi.
Dal 1972 al 1982, i giapponesi hanno prodotto serie eccezionali, che hanno conquistato il mondo dell’entertainment in molti paesi importanti, non solo in madrepatria.
Spesso però, qui in Italia, ci si focalizza su quelle che sono divenute più popolari da noi – come Goldrake, Grande Mazinga, Jeeg e Daitarn 3 – dimenticando tanti altri titoli che hanno rivoluzionato il genere e hanno offerto visioni affascinanti e accattivanti.
D: dove viene collocato il primo Robot della storia? 
R: una domanda che ha più risposte. In generale, Super Robot 28 viene considerato il capostipite, ed è stato creato nel 1956. Nel mio saggio, ricostruisco le origini del concetto di Super Robot, fino a spingermi cronologicamente perfino più indietro del gigante di ferro concepito da Mitsuteru Yokoyama. Il primo capitolo è interamente dedicato alla storia del mito.
D: da Robot Gigante a Super Robot, come ci si arriva?
R: domanda molto acuta e sottile. Il “robot gigante”, nella science fiction tradizionale, è una mera arma, uno strumento. Il “Super Robot”, nella mitologia creata dei giapponesi, è qualcosa di più. E’ una sorta di supereroe meccanico, un simbolo di acciaio e potere, che costituisce l’estensione (certe volte anche in senso “letterale”) del pilota che lo guida. In poche parole, i Super Robots siamo noi, con tutte le nostre forze e debolezze, i nostri demoni interiori e i nostri trionfi esistenziali.
D: il bambino/adulto che è in te, attraverso questo saggio può finalmente sentirsi se stesso?
R: non credo vi sia una soluzione di continuità. Ogni volta che rivedo una serie mecha, sogno con lei, lo faccio attraverso gli occhi e l’intelletto dell’adulto e il cuore “innocente” (ma non ingenuo) del bambino.
Vorrei anche precisare che i Super Robots, oggi, sono un fenomeno più vivo che mai. Le riproduzioni diecast/chogokin dei vari Super Robots riscuotono un successo planetario, e le nuove generazioni hanno gradualmente riscoperto le serie classiche, spalancando le porte ad un grande rinascimento del genere.
D: Tiziano, vestirebbe i panni del Super Robot? Se sì, quali?
R: semmai di un pilota. Solo che, in questa fantasiosa e auspicabile(!) ipotesi, spero di imparare presto a guidare il robot designato senza provocare troppi danni alla città (risata).
Scherzi a parte, mi piacerebbe essere Daiapolon, che è nella mia Top 5. Ed è una scelta pertinente, perché nel caso di Daiapolon, il pilota si ingigantisce all’interno del robot e ne diventa un tutt’uno con esso.
D: l’espressione “Super Robot” può essere dedicata a chi ogni giorno cerca di affrontare le difficoltà della vita, uscendo di casa e affrontando il presente come un “Super Robot”? (o almeno ci prova) 
R: è una domanda molto significativa a cui rispondo con un rimando. Il pilota del Daitarn 3, Haran Banjo, è un purista del “Nuovo Umanesimo”, nel senso che lui ritiene l’essere umano capace di qualunque cosa (in positivo), grazie alla sua inarrestabile e innata forza di volontà. Banjo ci crede così tanto che lui stesso incarna questo concetto, riuscendo a superare i suoi limiti mentali e fisici in ogni frangente e ad “acquisire” quindi abilità e risorse fuori dal normale. Capacità generalmente ritenute impensabili.
Ed è vero, Banjo ha ragione, l’essere umano è in grado di fronteggiare qualunque problema facendo “leva” sulla sua forza di volontà. Siamo tutti un po’ Haran Banjo e siamo tutti un po’ Daitarn 3. Noi pilotiamo noi stessi e possiamo e dobbiamo aspirare a migliorarci e a superare le barriere che la realtà sociale ci impone.
D: cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a scrivere un saggio come il tuo, a cosa va incontro? 
R: naturalmente ci rivolgiamo agli scrittori. A chi volesse, consiglio di studiare la materia e offrire il suo punto di vista personale. Consiglio di non scivolare nel gioco delle osservazioni prevedibili e dei cliché, perché queste opere sono dei veri e propri capolavori e regalano allo spettatore più chiavi di interpretazione.
D: in futuro potrebbe nascere un secondo volume? 
R: sì! Ho tralasciato alcuni titoli… i primi che mi vengono in mente sono Gaiking, Combattler V, Vultus V, Balatack, Daimos, Gordian, Goshogun (alias Gotriniton).
Se non proprio un secondo volume, sicuramente una “expanded edition”. Vedremo.
D: ringraziamenti scontati, ma a chi?
R: la mia “controparte raffigurativa”, che è Massimiliano Gissi. Dunque, il meraviglioso staff della Cagliostro E-Press edizioni e la legione sconfinata di appassionati e fans dei Super Robots che, ogni giorno, manifesta il suo entusiasmo verso l’opera. Grazie!
D: Ray Bradbury diceva: “diventati adulti senza ricordi i robot aspettavano”. 
Cosa ne pensi?
R: Ray Bradbury era un genio monumentale ed uno dei miei scrittori preferiti. Penso che i robot aspettino i propri piloti, perché sono questi ultimi il “cuore” e la “memoria” di cui hanno bisogno.
Grazie per l’intervista, Rosa. Colgo l’occasione per salutare l’intera redazione e i vostri lettori!

Biografia

Tiziano Caliendo nasce a Napoli nel 1977. Per anni lavora nel mondo della musica come manager e ufficio stampa. Collabora come archivista e biografo ufficiale per la popolare band Il Giardino dei Semplici. Nel 2006 pubblica, sotto pseudonimo, una breve novella fantascientifica: T.R.I.A.M. (Magnetica Edizioni). Con i suoi racconti, partecipa poi ad una serie di antologie sul fantastico quali Stregonesque e Scrittori Sommersi. Negli ultimi anni, ha creato siti internazionali di grande rilievo e successo, dedicati a franchises cinematografici: X-Men; Mad Max; Evil Dead; Universal Soldier; Zardoz; American Ninja. Esperto di Super Robots, dal 2014 collabora con Fumetto D’Autore e Cagliostro E-Press. E’ impegnato nella pre-produzione di un ciclo di novelle imperniate su un Super Robot di sua invenzione: Quantaldian. Questo è il suo primo saggio.
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Dati:
Genere: Manga
Pagine: 96
Editore: Cagliostroepress


Categorie:Autori

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