Woodstock compie 50 anni

Un evento entrato nella storia e decisamente irripetibile. L’idea nacque da Michael Lang che assieme a Artie Kornfeld, Joel Rosenman e John P. Robert decisero di organizzare un concerto che portasse loro dei soldi. Non pensarono che Woodstock si trasformasse in un evento di tale portata con una fama difficile da eguagliare, anche a distanza di 50 anni.

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Lo stesso Lang ha tentato, per l’anniversario, di riproporre questo festival, ma le declinazione degli artisti e gli elevati costi hanno impedito di festeggiare degnamente il ricordo 3 giorni di Peace & Music. (15/18 agosto)

Come Woodstock si trasformò in un mito? L’epoca si prestò molto bene. Gli ideali di libertà, di protesta contro la guerra in Vietnam, la musica rock e il movimento hippy si stavano ingrandendo e muovendo in fretta. Così l’idea di un festival estivo si trasformò in un mega concerto di circa 500.0000 persone, anche se alcune voci parlano di un milioni di giovani; gli stessi organizzatori non riuscirono a contenere l’affluenza.

Tre giorni di musica e totale libertà, ma Woodstock non fu soltanto questo. L’evento si trasformò presto in qualcosa di ingestibile: scarsissime condizioni igieniche e di sicurezza. C’erano tende dell’infermeria strapiene, poco cibo trasportato d’urgenza con l’elicottero, un sacco di fango causato dalle piogge, per non parlare della droga. Alla fine questi furono i conti: due morti, circa 4.000 persone furono soccorse per ferite, per malattie o per problemi legati all’alcol e alla droga.

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Rimangono però impresse le esibizioni di quei tre giorni, solo per citare qualcuno: Joan Baez incinta di sei mesi, un giovanissimo Carlos Santana, con la sua omonima band, i Canned Heat, i Grateful Dead, i Creedence Clearwater Revival. Janis Joplin, poi Sly and the Family Stone, gli Who, i Jefferson Airplane. Senza dimenticare Joe Cocker, i Ten Years After, The Band, Johnny Winter, Crosby, Stills, Nash & Young e Jimi Hendrix. La sua esibizione rimase un cult, vestito con la giacca bianca con le frange e la fascia in testa, diventò il più famoso di tutti, entrando nella storia della musica e della cultura popolare del Novecento.

Ci fu anche chi respinse l’invito al festival, come: Bob Dylan, Simon & Garfunkel, Led Zeppelin, Byrds, John Lennon e Yoko Ono, Rolling Stones, Chuck Berry, Frank Zappa, The Doors.

Sono passati 50 anni e il mito di Woodstock rimane fissato nella storia, come le sue indimenticabili canzoni.

 



Categorie:Musica, Sapere

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