Madrigal… Yuyam Marilyn Justiniano Roca

Dalla nuova collaborazione con Il Papavero Edizioni, il nostro collaboratore Dario ha letto Madrigal… E mi chiamavano puttana, dell’autrice Yuyam Marilyn Justiniano Roca.
168 pagine lette tutte d’un fiato: arrivo alla fine del libro sconcertato, perché un finale così sembrava impossibile da ipotizzare. Yuyam è la protagonista di questo splendido romanzo autobiografico, una donna boliviana coraggiosa che in cinquant’anni di esistenza può dire di aver affrontato qualsiasi genere di peripezia. Una ragazza divenuta grande troppo presto, vittima in tenera età di abusi sessuali e rimasta incinta a quindici anni “per colpa”di un ufficiale dell’esercito. Sembra amore a prima vista, sarà invece l’inizio della travagliata vita sentimentale di una donna molto intelligente oltre che bella. Uomini troppo forti oppure troppo deboli, che non meritano nemmeno di essere citati per nome, incapaci di cambiare e tutti tristemente accomunati dall’alcool. Un posto in prima fina lo merita invece il padre di Elisa, “tata” Dago, che ha concepito la figlia prediletta a cinquantacinquenne anni, ma che sarà presente fin quasi alla fine della narrazione, raro esempio di saggezza, amore e…doti taumaturgiche.
Una famiglia numerosa quella dei Justiniano Roca, modello di gioiosa solidarietà durante l’infanzia, ma incapace (con la rilevante eccezione del padre e del fratello prediletto, André) di fare fronte comune contro le ingiustizie di una società maschilista e gerarchicamente stratificata. In questo contesto di precarietà, dove il passaggio dalla dittatura di Hugo Banzer al ritorno alla fragile democrazia lascia comunque la Bolivia
nella povertà assoluta, l’autrice emerge come autentico esempio di resilienza. Senza scendere a compromessi, e col solo fine di assicurare ai propri cinque figli un’esistenza dignitosa, Elisita studia, impara diverse professioni e si pone come modello di riferimento per la comunità di Santa Cruz de la Sierra.

Incurante delle convenzioni sociali che vedono nella donna divorziata un’indegna pariah, avrà sempre il coraggio di voltare pagina. Sarà ripagata per tutti questi sforzi?
Lascio infine la parola all’autrice, grato perché ha saputo regalarmi una lettura così intensa ed istruttiva: “Presi tutta l’aria che potevo contenere nei miei polmoni, lo guardai con tenerezza, con pietà, con rabbia, con il male. Un tumulto di sentimenti si impossessò della mia anima, presi le mani dei miei figli, in fretta, per non appesantire ulteriormente quella triste immagine nella loro mente. Scappai via con le lacrime agli occhi. Tornai distrutta in città. Mentre guidavo, mi sentivo sconfitta, persa, guardavo senza vedere intorno a me, non riconoscevo il luogo, le case, le strade, le persone… ”.
Voto: 5/5

 

Copertina-definitiva-222x300.jpg

Dati:

Genere: Romanzo autobiografico

Sottotitolo: Il fulcro oscuro

Lunghezza: 168 pagine

Editore: Il Papavero

Pov: Prima Persona

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