Gianni Scudieri e i suoi romanzi

LFM ha il piacere di intervistare Gianni Scudieri che ci parlerà dei suoi due romanzi: Una disperata ricerca e Io e il rock. La biografia di Gianni Scudieri è corposa, cerchiamo di sintetizzarla: dal 1976 al 1978 ha condotto un seguitissimo programma radiofonico, «Rock On», in una delle prime radio libere d’Italia, “Radio Onda Vesuviana”. Negli anni Settanta ha fatto parte di diversi gruppi musicali, scrivendo anche testi di canzoni. Nel 1980 ha conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere e ha insegnato per alcuni anni nelle scuole superiori, tenendo corsi anche all’Università di Napoli. Il Dott. Scudieri è giornalista pubblicista dal 1992, specializzato in critica musicale e culturale. Con la Tullio Pironti Editore nel 2012 pubblica il romanzo Io e il rock, con prefazione di Edoardo Bennato.

Di cosa tratta Una disperata ricerca: È la ricerca qualcosa di definitivo, una combinazione psicologica tra uomo e donna. Naturalmente questo è descritto attraverso il personaggio, il quale è un direttore di un giornale, che vive tante esperienze nella ricerca di un amore definitivo, il quale alla fine non riesce a trovarlo. Questo è il senso della vita: l’impossibilità di trovare l’amore in modo perpetuo, perché alla fine niente è definitivo nella vita, anche quando si parla di amore eterno. Quindi è assurdo, forse a volte, è ipocrita parlare di amore per sempre; perché alla fine niente è per sempre.

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Oltre scrittore è anche giornalista: ho avuto diverse esperienze come giornalista pubblicista, ma per hobby; in effetti sono dirigente di al comune di San Giuseppe Vesuviano e mi occupo di molti settori: cultura, spettacolo, politiche sociali e giovanili. La mia esperienza come giornalista l’ho riposta nella musica, infatti ho seguito molti concerti fin da ragazzo. Sono state esperienze meravigliose che io ho descritto nei miei due libri, le ritengo molto importanti per la mia carriera culturale e musicale.

È riuscito a unire le sue due passioni: musica e scrittura. Sì, la musica è una passione nata da bambino, quando sentii i Beatles mentre andavo a scuola e questo momento mi è rimasto impresso. Mentre per la scrittura, a parte gli articoli, è tutto nato qualche anno fa quando ho riportato delle situazioni e delle esperienze personali, da qui è nato Io e il rock con prefazione di Edoardo Bennato nel 2012 e uno più recente Una disperata ricerca. È un libro che può essere letto da diverse angolazioni: quella culturale, sociale, storica. Ho descritto degli scrittori che ritengo dei giganti come Jack Kerouac. Un romanzo come On the road di Kerouac è fondamentale per lo sviluppo della cultura giovanile in America e per la presa di coscienza dei ragazzi in una realtà adulta tutto fuso nel rock.

In questo momento in cui c’è una grande importanza per i social network, qual è il suo parere: i social network diffondono velocemente le notizie, la cultura, le situazioni anche se penso che per certi versi limitano. Per esempio se io ora faccio una ricerca su qualcuno è immediato, ma fondamentalmente nella mente ti rimane poco. Mentre una volta, quando io ero ragazzo, andavo in biblioteca dovevo fare una ricerca, consultare dei libri, memorizzare le immagini e leggere più volte così il tutto rimaneva impresso. Prima era diverso perché c’era la volontà di andare alla scoperta di qualche notizia; è totalmente diverso da adesso che è tutto a portata di mano, ma alla fine non ha niente.

Al momento i book blogger sostituiscono quelli che una volta erano i famosi critici letterari: certamente, ma la generazione cambia e cambiano tante situazioni. Bisogna adattarsi, anche perché non c’è alternativa.

Quali sono i suoi progetti per il futuro: ho in progetto di scrivere un altro libro legato alla musica, ai personaggi fondamentali alla cultura giovanile, coloro che hanno fatto la storia della music visti attraverso una serie di considerazioni e secondo una mia visione della musica. Però ancora non posso anticipare niente perché è ancora un progetto che credo potrà avverarsi tra qualche mese.

Il suo consiglio a un giovane scrittore: sicuramente un giovane che inizia a scrivere deve avere un buon bagaglio culturale e di esperienza, poi deve aver letto i romanzi fondamentali della letteratura mondiale. Io gli consiglierei di leggere Kerouac “On the road”, “Cent’anni di solitudine” di Marquez o il romanzo di G. Orwell. Naturalmente questi sono alcuni possiamo citare anche Dostojesky, Flaubert. Comunque scrivere è una buona esperienza di vita.

Quanto è difficile il mondo dell’editoria: è molto difficile e molti editori pubblicano facendo pagare allo scrittore e non si interessano a quello che lo scrittore ha scritto. Posso capire che un ragazzo che inizia questo percorso si trova un po’ sbandato davanti a queste proposte, come lo può essere davanti a una critica letteraria che molto spesso è di parte e non riesce a valorizzare chi scrive dei romanzi di un certo spessore. Sicuramente in questi tempi moderni, per diffondere un libro, non c’è bisogno di molti strumenti ma solo di molta volontà. Sono importanti le presentazioni e non importa se non c’è grande afflusso di gente, l’importante è diffondere un messaggio e farsi conoscere, solo così si va avanti. Chiaramente ci vuole molta abnegazione e costanza per raggiungere determinati obiettivi specie in questo settore.

Grazie al dott. Scudieri per questa intervista.

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