Metodo DINAMIX del Dott. Imbriani

Oggi LFM incontra il dott. Nicola Imbriani, noto fisioterapista specializzato in Campo Ortopedico e Sportivo che opera da più di un ventennio nei settori della Riabilitazione Medica e del Management del dolore. La sua Clinica, sita nel centro di Udine, è accogliente e mostra sulle sue pareti le innumerevoli testimonianze positive frutto dei risultati ottenuti. Durante la mia intervista sono rimasta favorevolmente colpita dall’umanità e dalla professionalità con cui sono stata accolta, ma anche dall’atmosfera e dalla modernissima attrezzatura che la Clinica offre per ogni tipo di trattamento, con menzione particolare alla Palestra Riabilitativa che trova collocazione nel cuore della struttura sanitaria.

Ringraziamo per la sua disponibiltà il dott. Imbriani che in questa intervista ci parla del METODO DINAMIX, algoritmo da lui stesso brevettato che sta riscontrando sempre più consensi ed interesse all’interno del mondo scientifico.

“È un metodo nato dalla necessità di eliminare gli errori statistici tipici di ogni processo decisionale alfine di individuare la reali cause del dolore, sia esso cronico che acuto. Non è infatti facile individuare la reale causalgia solo tramite i dati ottenibili attraverso una visita specialistica, come invece comunemente avviene. Nella mia esperienza clinica ho trovato molti elementi ricorrenti nonostante abbia visitato differenti tipologie di pazienti. Grazie ad attente e ripetute analisi osservazionali di questi fenomeni ho costruito negli anni delle misure di certezza che mi hanno permesso l’elaborazione del primo assioma del MD ovvero che il dolore non possa essere mai generato e sorretto da un unico elemento ma bensì da un complesso sistema di strutture intimamente interconnesse, facenti parte di un grande “puzzle”. Gli esseri umani sono composti da miliardi di cellule comandate sia dal sistema nervoso periferico che da sovrastrutture encefaliche centrali, modulatrici a differenti livelli corticali. Per comprendere tutto ciò si sono resi necessari molti anni di studio ed aggiornamenti continui tramite la consultazione di pubblicazioni a cadenza giornaliera. Credo che la terapia di ogni paziente debba essere personalizzata, ricamata “ad personam”, in base agli elementi causalgici individuati attraverso le ipotesi diagnostiche costruite con l’algoritmo del MD.”

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Ci spieghi più nello specifico dottor Imbriani.  “Il MD ha assunto sempre più nel corso degli anni una valenza differente da quella nativa diventando a tutti gli effetti un vero e proprio sistema operativo, vicariante le sovrastrutture decisionali del professionista sanitario, atto a gestire e regolare piramidalmente una pletora di decisioni ed azioni generanti un risultato verosimile e probabile. Il risultato delle scelte e delle azioni terapeutiche dello specialista sanitario devono essere interpretate e rielaborate tramite il biofeedback terapeutico, ovvero fino a prova contraria, innescando una fusione fra i due metodi scientifici più utilizzati, induttivo ed ipotetico-deduttivo. Tutto ciò è funzionale al raggiungimento di una diagnosi migliore e più specifica, così da diminuire il peso statistico degli errori che normalmente si generano fin dalla prima valutazione del paziente. Errate diagnosi mediche e/o funzionali, anamnesi “poco obiettive” riportate dal paziente o errori procedurali del professionista sanitario vanno intercettati prima che vengano elaborati e generino un trattamento terapeutico incompleto, esagerato o del tutto sbagliato. Il MD rappresenta quindi un sistema algoritmico che cerca di eliminare errori valutativi, diagnostici e procedurali che nascono a monte ed inficiano conseguentemente la buona riuscita della terapia. La persona che diventa paziente è per me al centro del processo di “care giving” e per curarla al meglio va necessariamente inquadrata a 360 gradi, differentemente una dall’altra poiché se così non fosse la terapia non potrebbe essere specifica. Per me è bellissimo vedere la gente felice grazie ai miei trattamenti dopo anni di dolore e sofferenza”.

Dottore da dove nasce il MD e che modalità operative ha nello specifico clinico? “Attraverso i miei studi in Medicina e Chirurgia, Fisioterapia, centinaia di corsi in Italia ed Europa, l’esperienza accumulata come docente universitario all’Università di Palermo ed in veste di professionista, sono giunto allo sviluppo del MD quasi con naturalezza. Il MD agisce sul  paziente con un’azione modulata ma anche modulatrice, attuata tramite “forza ed intelligenza terapeutica” o tramite un “mix mode” che utilizzi entrambe le modalità. Dal punto di vista pratico se siamo ad esempio in presenza di una calcificazione sintomatica ad una spalla non si può perdere tempo e per tale motivo è necessario utilizzare la “forza” delle onde d’urto per disgregarla. Se volessi indirizzare una situazione clinica a mio favore potrei scegliere ad esempio di aumentare un’infiammazione cronica con l’obiettivo di decongestionare e resettare il tessuto traumatizzato per ripartire. Quando c’è una flogosi è necessario far ripartire il “sistema corpo” riossigenando sia i tessuti periferici che centrali e non si potrà mai trattare il paziente acuto come uno cronico poiché l’immuno-istochimica è differente in ogni fase clinica. I miei studi sono sempre stati indirizzati nell’interpretazione di tutte le fasi dell’infiammazione e nella capacità di interazione del sistema immunitario con le cellule dei tessuti offesi e quindi anossici. Per tutte le considerazioni che ho fatto non è possibile trattare un tessuto senza parimenti attenzionare gli altri ad esso “ipoteticamente correlati”, ma posso altresì decidere liberamente se trattare il corpo in sito o meno. In base alle informazioni fornitemi dal paziente nella valutazione anamnestica elimino i dati “statisticamente inutili” e tramite l’utilizzo dell’algoritmo tipico del MD riesco ad arrivare ad un processo decisionale (ipotetico) con una diminuita percentuale di “errori pesati”. Per avere una mappa grafica delle ipotesi così generate tramite il processo valutativo ho creato degli “istogrammi causalgici a probabilità variante” che aiutano a focalizzare visualmente i target da raggiungere.

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Come si svolge la tipica visita tramite il MD? “Nella fase preliminare della visita svolta “a scrivania” sottopongo il paziente ad un cluster di circa 100 domande al termine delle quali lo invito nel box fisioterapico per eseguire diversi test, scegliendo di volta in volta quelli che ritengo essere più idonei. L’istogramma di probabilità causalgica descritto a T0 identifica dapprima le cause a priori, ovvero senza aver ancora visitato il paziente. Successivamente si passa alla valutazione osservazionale e manuale, svolta direttamente nel box fisioterapico, atta a confermare o confutare le ipotesi preliminari. In base alla risposta oggettiva del paziente (biofeedback valutativo) elaboro un secondo istogramma causalgico a T1 in cui viene elaborata una risposta statisticamente più affidabile che mi aiuterà nella scelta diagnostica. Sa perché ho creato un istogramma a priori ed uno a posteriori? Perché voglio creare una barriera tra quello che il paziente mi espone a voce o tramite pregressi esami clinici alla scrivania ed i segni/ sintomi che valuterò oggettivamente nell’esame ortostatico e su lettino. Una volta terminato il processo decisionale che porterà alla diagnosi tipica del MD (che è differente da quella medica), il trattamento verrà svolto in base ai tessuti disfunzionali ricercando specifici obiettivi terapeutici, senza mai tralasciare la componente psichica. Per ogni obiettivo tissutale ricercherò effetti antinfiammatori, antalgici, biostimolanti, antiedemigeni ed ossigenatori, il tutto ottenibile tramite un mix composto da terapia manuale, strumentale, esercizio terapeutico ed integrazione nutriceutica. In base alla cronicità della situazione clinica sottoporrò al paziente un cluster di terapie più o meno specifiche dal cui “biofeedback pesato” costruirò l’algoritmo ideale di cura per quel determinato paziente in quel momento clinico.”

Perchè il MD può essere quindi ritenuto l’apice del metodo scientifico? “Il MD non necessita di essere dimostrato tramite studi scientifici in quanto è esso stesso un metodo di ricerca clinica e per tale motivo può accogliere al suo interno tutte le metodiche terapeutiche EBM o EBP, fino a prova contraria. Il  MD è l’emblema dell’unione tra elemento statistico e matematico e rappresenta il metodo computazionale d’eccellenza per l’individuazione e l’eliminazione degli errori iatrogeni, aumentando di pari passo la specificità diagnostica e la qualità del database terapeutico di pazienti coi medesimi pattern dolorosi.”

Ringraziamo il Dott. Imbriani per averci esposto in modo esaustivo questo innovativo approccio alla cura del dolore e per chi volesse essere curato con questo metodo può attingere svariate informazioni sul sito grupposane.com

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